3° corso di formazione istruttori nazionali di sopravvivenza CSEN
Sono iniziati i corsi di formazione istruttori di sopravvivenza per l'anno accademico 2013, dopo i test di selezione svolti nel mese di novembre e dicembre 2012 si inizia nel nuovo anno con il primo modulo invernale. Prossimi test di selezione verranno svolti il 17-18-19 maggio 2013.
Come disse un professionista di arti marziali "Il tuo successo sarà grande quanto i tuoi sforzi". Praticare veramente le tecniche di sopravvivenza da delle grandi soddisfazioni, ma bisogna avere tanta passione, spirito di sacrificio e voglia di fare.
DISPENSE TECNICHE
Un interessante tesi sull'accensione del fuoco nella preistoria europea, dati sperimentali sulla confricazione dei legni e sulla percussione delle pietre, nei periodi del Paleolitico e Neolitico dell'area italiana ed europea; è possibile leggerla nell'area riservata istruttori ACCENSIONE DEL FUOCO NELLA PREISTORIA EUROPEA.
LIBRI
Montanari non si nasce, ma si diventa: è, questo, uno dei "principi" con cui occorre impostare qualsiasi ricerca storica sul progressivo popolamento delle Alpi da parte dell'uomo (per lo più al seguito di altri animali e vegetali che hanno trovato sorte stanziale nelle Alpi man mano che è venuta arretrando la glaciazione). A poco a poco gli uomini si sono "fatti" montanari; hanno intrapreso un'esplorazione della natura in linea verticale e hanno tentato variamente di "abitare" le montagne. Questa vicenda ha trovato nelle Alpi uno dei suoi "teatri" più rilevanti. Molteplici gruppi popolazionali si sono avventurati nel mondo "alpino" seguendo differenti itinerari tra quelli propri della grande ramificazione di catene montuose che occupa il cuore d'Europa. Quello del popolamento umano è senza dubbio uno dei più grandi temi della storia delle Alpi. Si tratta di una vicenda che ha comportato non soltanto l'approccio "migratorio" di differenti unità genetico-popolazionali all'ambiente montano, ma anche aspetti di "invenzione" di nuove specie animali con cui praticare un'assidua simbiosi, nonché di nuove specie vegetazionali, coltivabili a fini di sopravvivenza, nonché principalmente di nuove "forme d'uomo". E questo, pertanto, un capitolo di rilievo nella storia dell'evoluzione umana. In tal modo gli uomini si sono fatti interpreti di un paradigma "alpino" di civiltà, che attualmente rischia l'estinzione e che si impone, per contro, come grande e prezioso retaggio culturale.
NOTIZIE DALLE SCUOLE
La scuola in Abruzzo Wild Side Survival ha svolto lo stage nel deserto del Sahara, di seguito alcune foto dell'esperienza:
CORSO DI SOPRAVVIVENZA DESERTO DEL SAHARA (resoconto)
Si è concluso il corso di sopravvivenza con i berberi nel deserto del Sahara. I sei coraggiosi partecipanti, provenienti da tutta Italia si sono dimostrati davvero adattabili e pieni di risorse durante tutta la spedizione. Siamo arrivati nel tardo pomeriggio all’aereoporto internazionale di Marrakech Menara, accolti dalla nostra guida locale, la quale ci ha accompagnato presso la kasbah dove abbiamo trascorso la prima notte. Alle ore 7 è iniziata la vera avventura, la prima tappa è stata la visita di una di una fattoria fuori città dove degli artigiani producono il famoso olio di Argan e molto gentilmente si sono offerti di spiegarci le fasi della lavorazione e successivamente ci hanno invitato a testare con le nostre mani l’abilità richiesta per una simile lavorazione. Il viaggio riparte verso la grande porta del deserto, la strada non è delle migliori, ma vengo rassicurato che questo è solo l’inizio e la strada andrà peggiorando sempre di più. Dopo diverse ore in auto il paesaggio è già diventato desertico, e siamo arrivati presso un villaggio berbero costruito di mattoni crudi presso la valle del Draa. Qui si trova uno dei fiumi più lunghi del Marocco, e per il villaggio è una risorsa fondamentale; in questi luoghi la convivenza con la natura mantiene ancora un profondo legame, ed il loro rispetto per questi elementi si percepisce subito. In questo villaggio abbiamo trascorso la seconda notte, ci hanno preparato una piccola festa a cui ha partecipato credo tutto il villaggio, la nostra guida ci ha fatto da interprete dato che in questa regione le lingue più diffuse sono la lingua berbera, l’arabo e il francese (non in tutti i villaggi). La mattina sveglia all’alba e partenza alla volte del deserto, pranzo tipico ad Alnif e piccola escursione a piedi tra le prime dune e rocce del deserto, qui la nostra guida, anch’egli berbero ci ha dato delle informazioni relative alla vita nel deserto. Lungo la strada è facile vedere bambini con volpi del deserto, tenute come cagnolini. Dopo altra strada siamo giunti presso le dune di Merzouga, qui siamo stati accolti da un tè dell’ospitalità e abbiamo conosciuto parte della tribù nomade che ci avrebbe ospitato per i prossimi giorni. La notte abbiamo sperimentato la magnificenza del deserto, la sua grandezza, e le guide ci hanno illustrato la loro tecnica per orientarsi in questi territori, e per superare la notte nel deserto. La mattina seguente, all’alba con i dromedari, dopo circa tre ore di percorso nel deserto abbiamo raggiunto un accampamento, qui la temperatura sfiorava i 45° e all’inizio non è semplice abituarsi. Dopo l’accoglienza ed il tè dell’ospitalità il capo tribù ci ha illustrato le attività che svolgono quotidianamente per sopravvivere, o meglio per vivere in quelle terre. Nel pomeriggio abbiamo costruito una khaima, una residenza tipica di queste parti, fresca di giorno e calda la notte, ma soprattutto resistente ai grandi venti. Il capo villaggio ci ha offerto una capra, e ci ha mostrato come lavorano e come conservano i cibi a queste temperature. Della capra non si butta via niente, un po’ come il maiale dalle nostre parti, loro utilizzano tutto, anche le corna e la barbetta. Ci hanno mostrato dove e come reperire l’acqua, e soprattutto come trasportarla, qui la capra ha mostrato la sua grande versatilità. Abbiamo visitato un oasi e allestito in meno di 15 minuti quello che per loro rappresenta un rifugio improvvisato, ma che invece a nostro avviso può salvare la vita durante una tempesta di sabbia. Per tre giorni siamo stati ospiti, per poi ripartire alla volta di Marrakech, lungo la strada abbiamo visitato una fabbrica di marmo fossilizzato verso la zona delle palme di Tuoroug, per poi giungere alle gole del Todra, dove è possibile praticare l’arrampicata. Qui abbiamo effettuato la sosta, comprato del cibo e fatto un trekking tra le gole. Dopo un trekking di circa un ora abbiamo raggiunto una valle dove abbiamo potuto allestire un fuoco per cucinare il nostro cibo. In questa valle è stato possibile approntare una piccola khaima gentilmente prestata alla nostra guida dalla famiglia nomade, e pernottare in questo posto magnifico. Il giorno seguente abbiamo percorso una strada disseminata di kasbah, verso l’itinerario delle mille kasbah, la valle delle Rose ed il Grande Palmeto di Skoura. Ultima visita alla kasbah di Taourit (antica residenza del pachà di Marrakech) prima di arrivare a Marrakech. In conclusione, questo viaggio ci ha permesso di entrare anche solo per qualche giorno all’interno di una cultura millenaria, che si è adattata in modo unico ad un territorio vastissimo ed ostile, che non concede seconde possibilità. Questa esperienza ha permesso uno scambio di saperi e tecniche tradizionali che sicuramente andrà ad arricchire il bagaglio culturale di tutti i partecipanti.
GIUSEPPE FERELLA
I NOSTRI ISTRUTTORI
Daniele C. Facchino
Il 20 Novembre, dopo aver raggiunto Abbasanta (Or) in treno è partito alla volta del Gennargentu con "Nuragika", la sua fedele bici. Il suo equipaggiamento è stato di proposito ridotto all'osso affinchè potesse vivere il disaggio di un Escursionista MTB in difficoltà.
Da Abbasanta ha raggiunto il lago Omodeo da dove è iniziata la Salita infinità che lo ha portato a percorrere 87 km fino alla prima tappa. Attraversando Ghilarza, Sorradile, Austis, Teti, Tiana, si è trovato a dover prendere la decisione di abbandonare l'idea di salire a Punta La Marmora (1834 mt) per le condi-meteo avverse. Quindi passando per Tonara, ha attraversato Sorgono, Atzara, Belvì, Aritzo fino a superare Gadoni ed organizzarsi il bivacco a metà strada con Seulo. Durante il percorso ha trovato energia nei corbezzoli e nei frutti di Bagolaro (Spaccassassi) e prima di andare a dormire, ha preparato del cous cous aromatizzato con un dado vegetale del suo kit di sopravvivenza su un fuoco che si è rivelato importante per la fredda e umida notte.
Il mattino è iniziato con un bel sole che però si teneva lontano dalla fredda zona d'ombra che ha dato il suo buongiorno già dalle 4/5 del mattino al nostro "Escursionista" (1°C e tanta umidità). Salito sulla sua bici, ricaricato da un forte thè caldo con miele, ha continuato a salire fino a Seulo per poi trovare un piacevole sali e scendi fino a Sadali e una piacevole discesa fino alla valle di Esterzili. Rigenerato da un sole primaverile ha affrontato la salita fino al paese per poi raggiungere la Valle di Ballao per prepararsi ad affrontare gli ultimi 30 km che dopo avverne percorso 192 (136 km totali di Salita) , lo hanno riportato a casa, dopo aver attraversato mezza Sardegna e i paesi montani più Alti dell'Isola.
Roberto Magazzini
Ha girato un documentario che andrà in onda negli Stati Uniti
Le tecniche mostrate nel documentario di survival girato oggi nelle miniere del parco di Montioni sono state: accensione del fuoco con bamboo, piolo tra le mani, archetto degli indiani jnuit, con le pietre come Hotzi l'uomo di Similaun,acciarino e selce come i gallo romani, parabola di un faro con la torcia da campeggio con la rifrazione del sole,con pila da 9volt e paglietta d'acciaio. Presentazione delle esche per l'accenzione del fuoco, come ci si comporta in ambienti sotterranei, costruzione di una torcia con materiali di fortuna, cucinare un uovo intero allo spiedo, cucinare un pezzo di carne su una griglia di ramoscelli verdi,minestra di licheni e cipolle selvatiche cotte in una pentola fatta con una grossa canna di bamboo...Al Festival Sun Dance dove verrà visto il documentario parteciperà anche l'attore americano Robert Redford.
GIUSEPPE FASULO
Ha svolto per il National Geograpfhic le riprese del programma "Gli apocalitti italiani" sul National Geographic Channel di Sky, le puntate sono state girate nei giorni di 10-13 dicembre 2012 e 7-24-25 gennaio 2013.
Riccardo Chessa
Pubblicherà una serie di articoli sulle tecniche di Survival, sulla famosa rivista mensile DIANA ARMI, già sono usciti gli articoli nel mese di dicembre 2012, gennaio 2013...
Maurizio D'Alessandro Ha realizzato una torcia di emergenza, alimentata con resina di ABETE. Come stoppino/esca è stato utilizzato un mucchietto di licheni presi da un ramo di abete (barba di bosco). La legatura inferiore è stata fatta con radici. Utilizzarla come torcia da bivacco/sosta (statica).